Sulla Cava di Rialdo a Riparbella

2010 Settembre 22
by IPC Montescudaio

Pubblichiamo la posizione espressa ieri sera nel corso del Consiglio comunale aperto tenutosi a Riparbella sulla questione della riapertura della Cava di Rialdo, questione che ha sicuramente aspetti paesaggistici di rilevanza anche per il Comune di Montescudaio:

In poche parole vorrei spiegare perché, come Lista Civica di opposizione al Comune di Montescudaio, appoggiamo pienamente l’opposizione alla riapertura della Cava di Rialdo della minoranza di Riparbella.

Una questione fondamentale, emersa chiaramente dall’intervista all’Ing. Serrano apparsa oggi sul Corriere di Livorno, è che una delle motivazioni che l’Amministrazione propone a vantaggio della riapertura della cava è l’eliminazione di una situazione di dissesto idrogeologico. Non ho dubbi, conoscendo la serietà della persona, circa la reale sussistenza del problema dal punto di visto tecnico, le critiche sono squisitamente politiche.

Siamo alle solite: per risolvere un problema pubblico (vero o presunto) si deve ricorrere alla iniziativa privata perché i Comuni non sono in grado di farlo da soli.

Ma poiché i privati e le imprese non fanno (giustamente) niente per niente quello che chiedono in cambio è almeno dieci volte pari a quello che restituiscono alla collettività.

Lo abbiamo visto con gli oneri di urbanizzazione utilizzati impropriamente, con le cosiddette royalties delle centrali elettriche: i Comuni vendono l’unica cosa che ormai possono vendere, ovvero il territorio ed il paesaggio. In questo caso il Comune di Riparbella ha svenduto il proprio territorio per la cifra di 43 centesimi per metro cubo di ghiaia.

L’economia delle nostre zone, in misura maggiore di Montescudaio ma anche di Riparbella, è ormai esclusivamente dipendente dal turismo. Chi viene a cercare casa qua ha in mente tre cose: una bella vista, tranquillità e un ambiente salubre. Evidentemente tutte queste cose sono incompatibili con la crescente presenza di cave.

Ho perso oramai qualunque illusione che le amministrazioni della zona siano in grado di fare una razionale e oggettiva analisi dei costi e dei benefici degli interventi di un certo respiro, ormai è l’interesse privato a prevalere sull’interesse pubblico.

Non ho più nemmeno alcuna illusione che agli esponenti del PD importi alcunché della salute dei lavoratori (i più esposti alle fibre di amianto) ormai basta il più miserabile ricatto occupazionale, arma che anche gli imprenditori di piccolo calibro maneggiano ormai benissimo per indurli a calare le braghe.
Tanto se succederà qualcosa a pagare i relativi costo socio-sanitari sarà la collettività, non imprese ormai fallite la cui responsabilità sarà impossibile da dimostrare.

Vorrei ricordare anche che la collettività sta pagando un costo salatissimo (oltre due milioni di euro) per l’attività di bonifica di quanto lasciato da un’impresa industriale a Poggio Gagliardo. Questo dovrebbe indurre amministratori responsabili a pensare a lungo prima di avallare imprese che prevedano la presenza di grandi quantità di materiali potenzialmente tossici.

Abbiamo davanti a noi i risultati di questa politica, che seppure infiocchettata da belle parole, è la stessa da ormai trent’anni. La zona di Montescudaio in cui le aziende estrattive hanno fatto il bello e il cattivo tempo è diventata un’enorme discarica in cui non si sa bene cosa ci sia sotto e forse è meglio non saperlo. I laghetti di Casagiustri sono stati scavati, riempiti di rifiuti e ricoperti per anni ed è ormai una chimera individuare i responsabili.

Su questo punto non posso che, per una volta, elogiare il Sindaco di Montescudaio che ha dichiarato di non voler nuove cave nel suo territorio.

Vorrei infine ricordare le forti preoccupazioni per il bilancio idrico di questo progetto, tra quanto previsto originariamente e le prescrizioni imposte a tutela della salute pubblica.
In una zona dove, a causa dell’attività industriale, si vive una forte situazione di emergenza idrica, con un fiume e tutto l’habitat che gli grava attorno, ricco di pregio e biodiversità, ridotto al collasso l’autorizzazione di un’attività con una forte richiesta idrica non è certo un segnale di una politica attenta all’ambiente.

Un ultimo appunto riguarda il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale: come chiaramente emerso dalla riunione è evidente che non si può delegare ad un Comune una funzione quale la VIA che richiede competenze estremamente complesse e specifiche difficilmente alla portata dei tecnici comunali. Le discussioni avrebbero dovuto essere fatte prima del giudizio di compatibilità ambientale: chi doveva gestire il processo partecipativo, elemento integrante e essenziale della VIA, ha fallito miseramente.

Riparbella, 21 settembre 2010

Il Capogruppo Consiliare
Insieme per Cambiare Montescudaio
Fabio Tinelli Roncalli

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