Laghetti di Casagiustri: le conclusioni di ARPAT

2011 maggio 27
by IPC Montescudaio

Pubblichiamo le conclusioni del rapporto ARPAT relativo al presunto inquinamento dei Laghetti di Casagiustri denunciato dal Sindaco Pellegrini in campagna elettorale. In sostanza non si è trovato praticamente nulla. Ci auguriamo che la zona venga monitorata nel futuro, perché dalle testimonianze che abbiamo raccolto, non possiamo certo escludere la presenza di sostanze inquinanti, anche se non certo nei modi, luoghi e tempi descritti da Pellegrini nelle sue denunce. Chi fosse interessato a ricevere il rapporto completo ce ne può fare richiesta oppure chiederla presso l’Informagiovani di Montescudaio.
Nell’immagine i punti di campionamento.

Campioni ARPAT ai laghetti di Casagiustri

L’indagine eseguita ha permesso di valutare lo stato qualitativo delle matrici ambientali presenti nell’area di maggior sviluppo dell’attività estrattiva in località Le Basse
nel comune di Montescudaio. In base alle finalità dello studio, orientato alla possibilità che alcune porzioni di vuoti estrattivi possano essere stale oggetto di smaltimento abusivo di rifiuti contenenti sostanze pericolose, sono slati individuati, tra le matrici ambientali acque superficiali e sotterranee e sedimenti lacustri, alcuni punti di prelievo ed effettuate campagne di campionamento. L’ubicazione dei punti è stata orientata sia dalla disponibilità di punti di prelievo esistenti (ad es. piezometri e pozzi per quanto riguarda le acque sotterranee) sia da un insieme di rilievi di campo e ricostruzione storica delle attività estrattive, essenzialmente effettuata mediante lettura di immagini aeree storiche.

La ricostruzione storica ha evidenziato come l’attività estrattiva sviluppata lungo l’ultimo trentennio nell’aria di studio abbia fortemente modificato l’originario assetto morfologico con la produzione di vasti cavi, in parte colmati con acque superficiali a formare invasi lacustri, e piccoli rilevati di prodotti di scarto della lavorazione dei materiali scavati utilizzati in edilizia (limi di lavaggio). L’attività estrattiva si è infatti sviluppata secondo due principali finalità:
la prima, storicamente più antica, caratterizzata dalla produzione di materie prime per la produzione di refrattari (argille e limi); la seconda, concentrata nell’ultimo ventennio, di granulati per l’edilizia (ghiaie e sabbie).
La distribuzione di argille e ghiaie nel deposito alluvionale interessalo dalle attività estrattive ha veicolato nel tempo le attività con formazione di bacini più profondi nel caso delle argille (fino a circa –5mslm) e meno profondi nel caso delle ghiaie (circa O mslm). La presenza di una circolazione freatica superficiale con piezometrica collegata ai livelli fluviali e allestata tra M e +3mslm giustifica la formazione dei bacini lacustri permanenti in tutte le tipologie di cavi presenti. Un secondo acquifero profondo, ad elevata produttività, risulta impostato nei livelli grossolani alluvionali compresi tra il substrato pleistocenico e il potente spessore di alluvioni. Nella zona indagata non sembrano essere presenti connessioni dirette tra l’acquifero superficiale e questo acquifero profondo.

Per quanto riguarda gli apporti dall’esterno di materiali estranei sono stati evidenziati cumuli diffusi di limi di lavaggio, prodotti dalla prima lavorazione di ghiaie e sabbie, e
sporadici cumuli di materiali da demolizione, concentrati soprattutto sul versante meridionale del cavo A2. Dalla ricostruzione storica si rileva che tutte le cavità prodotte nel tempo
dall’attività estrattiva risultano attualmente ancora esistenti. Solo in un’area compresa tra il piccolo invaso A5b e l’invaso A3 risulterebbe essere slata sviluppala intorno alla fine degli
anni 90′ una cava di prestito con successivo colmamento della depressione con smarino proveniente dallo scavo della galleria Montenero della variante Aurelia intorno a Livorno.
L’intera area risulta interessata da una estesa rinaturalizzazione con sviluppo di una folta vegetazione tipica di ambienti pianeggianti (arbusteti) e lacustri (formazioni palustri e riparali). Anche il ripristino di biocenosi caratteristiche di ambienti naturali lacustri sembrano ben sviluppale con la presenza di comunità faunistiche tipiche dell’ambiente naturale circostante.
Dal punto di vista qualitativo i risultati analitici non hanno evidenziato presenza di contaminazioni rilevabili nei sedimenti, acque superficiali e acque sotterranee. L’indagine ha previsto la determinazione di un vasto set di contaminanti rappresentativo delle più comuni contaminazioni legale all’impropria gestione di rifiuti speciali pericolosi e non. Per quanto riguarda i contaminanti organici sono state rilevate solo tracce di alcune sostanze rientranti ampiamente in quelli che sono gli standard di distribuzione attesi per una contaminazione antropica di livello globale. Si esclude che tali valori possano rappresentare un indizio di accumuli importanti di rifiuti interrati. Un unico valore anomalo per il toluene è stato riscontrato nel piezometro A2S2 e attribuibile alla presenza di materiali da demolizione. Questi materiali sono stati probabilmente utilizzati intorno ai primi anni 2000 come sottofondo per la realizzazione dei piazzali su cui sono slati realizzati gli attuali capannoni presenti sul lato meridionale del cavo A2. Il contenuto di toluene rilevato e comunque molto basso (prossimo al limite di legge) e la concomitanza dell’assenza di altre molecole attribuibili a sostanze lubrificanti e combustibili sembrerebbe escludere una contaminazione significativa.
Per quanto riguarda i contaminanti inorganici il quadro complessivo riflette quella che è la situazione già nota ricostruita per l’intero bacino del fiume Cecina nel corso di vari studi effettuati negli ultimi anni. Non sono state evidenziate anomalie che possano far pensare alla presenza di rilasci da parte di accumuli rilevanti di materiali occultati.

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