Solvay ricorre al TAR per toglierci la nostra acqua!!

2012 agosto 9
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by IPC Montescudaio

Siamo giunti a conoscenza del ricorso presentato nei giorni scorsi da Solvay contro la Provincia di Pisa e ASA. Cerchiamo di riassumere brevemente la vicenda: negli anni scorsi ASA fa richiesta alla Provincia per lo sfruttamento e la perforazione di due pozzi in località Steccaia per fornire acqua all’acquedotto pubblico.

Tali pozzi, scelta obbligata in quanto la falda sottostante è l’unica della zona a non essere inquinata da attività industriali, da nitrati agricoli o interessata dal cuneo salino e rappresenta l’ultimo serbatoio di acqua buona della zona, desta le ire di Solvay S.p.A. concessionaria nei pressi di alcuni pozzi da cui emunge ingenti quantità di acqua di ottima qualità a scopo industriale, senza pagare praticamente nulla alla collettività per ciò che preleva.

Evidentemente Solvay ritiene non solo di aver il diritto di estrarre quantità impressionanti di acqua che preleva dai pozzi in questione (si parla di 1.100.000 di metri cubi all’anno) ma anche di avere il diritto di impedire che il gestore del servizio pubblico cerchi di risolvere il problema dell’approvvigionamento pubblico prendendo acqua di buona qualità nell’unica falda esistente.

Questo in totale contrasto con la normativa nazionale e regionale che dicono esplicitamente che l’uso idropotabile e l’uso agricolo debbano prevalere su quello industriale e in totale spregio dei risultati del referendum dello scorso anno che hanno confermato la natura di bene pubblico dell’acqua. Ci auguriamo che il ricorso faccia la fine che merita ovvero che venga alla svelta cestinato da qualche giudice responsabile.

Ci auguriamo anche che i cittadini della Val di Cecina, alle prese in questi giorni con una siccità terribile che mette in ginocchio l’agricoltura e provoca enormi disagi a residenti e turisti, prendano finalmente coscienza della gravità del problema e delle sue cause che non risiedono solo nella mancanza di piogge ma anche in uno sfruttamento sconsiderato delle falde e ne chiedano conto agli amministratori che hanno per troppo tempo permesso tali scempi. L’industria è certamente benvenuta ma deve comportarsi in modo responsabile senza ledere i diritti altrui. MA sembra che in Italia l’industria cominci a comportarsi responsabilmente solo quando i propri amministratori sono costretti dai giudici, come ci insegna il caso dell’ILVA di Taranto.

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